SPDY è un protocollo di trasferimento dati a livello applicativo ideato per ridurre al minimo la latenza tra client e server. Il suo sviluppo, condotto da Google, è iniziato nel novembre del 2009 ed ha prodotto ottimi risultati. Infatti è stato addirittura in grado di raddoppiare la velocità di navigazione dei browser per desktop, tanto che è stato implementato nei browser mobile Firefox, Amazon Silk ed ovviamente Chrome.

Il punto di forza di questo protocollo è la capacità di caricare parti differenti della pagina in una volta sola, oltre ad offrire ai programmatori la possibilità di gestire il caricamento delle pagine, consentendo di scegliere le priorità degli elementi presenti nelle pagine, in tal modo sarà ad esempio possibile caricare prima l’immagine presente in alto piuttosto che quella presente in fondo alla pagina.

Attualmente Google sta lavorando per esportare tale protocollo anche per i browser dei dispositivi mobili ed è già riuscita ad ottenere i primi risultati positivi. Come spiegato sul Blog ufficiale di Google, è stato eseguito un esperimento installando il protocollo SPDY su un Galaxy Nexus ed avviando quindi una sessione di navigazione su Chrome per Android.

L’esperimento

Durante il test sono state caricate 77 pagine provenienti da 31 siti web popolari, e, confrontando i tempi di caricamento ottenuti con il protocollo SPDY e quello HTTP, in tutti i casi a parte uno SPDY risulta più rapido, con una riduzione dei tempi fino al 50%. Il grafico seguente mostra infatti i risultati del test con i tempi indicati in millisecondi.

Google SPDY - Test su Google Chrome per Android

Il risultato del test dimostra quindi che il protocollo della Google riesce in media a migliorare la velocità di caricamento delle pagine del 23%, equivalente quindi ad un aumento di velocità di 1.3 volte.

L’esito positivo del test non fermerà lo sviluppo di tale protocollo, Google è infatti intenzionata a migliorare le prestazioni di SPDY per le connessioni 3G e 4G, ma ciò non toglie che i risultati ottenuti sono in ogni caso promettenti.

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