Da qualche giorno circola una notizia che ha fatto scattare il panico e montare la protesta nei milioni di possessori di smartphone : WhatsApp, una delle app più scaricate dai market, non sarà più free, come sembrava, ma a pagamento. Ebbene si, dopo il periodo di “prova” di un anno, ci sarà da pagare una quota una tantum di 0,89€ se possessori di un iPhone, per tutti gli altri smartphone invece la quota è annuale ed ammonta a circa 0,78€. La cifra in sé non sembra assolutamente il motivo del parapiglia generato, ma da quelli che molti definiscono la “slealtà” di aver spacciato una App per gratuita, quando invece non era realmente così. Dal punto di vista degli utenti, in effetti, gli sviluppatori di WhatsApp avrebbero potuto essere più corretti, magari avvertendo prima di questo cambio di rotta, senza che lo si scoprisse allo scadere dell’anno gratuito iniziale. D’altro canto, però, dietro WhatsApp c’è un lavoro di migliaia e migliaia di ore, dallo sviluppo alla manutenzione alla gestione dei server. Mica bazzecole. La cifra, inoltre, è di “ben” 78 centesimi, quindi si parla di meno di 2 centesimi a settimana, una sciocchezza rispetto al costo di un singolo SMS, se per di più ci mettiamo che in WhatsApp non sono presenti pubblicità di nessun genere, sembrerà palese che questo lavoro in qualche modo debba essere ripagato. Questo però non è bastato a calmare gli inferociti utenti, che via social network e forum hanno promesso di abbandonare l’app se non avverrà un cambio di strategia, e molteplici sono le alternative che potrebbero prenderne il posto.

WhatsApp a pagamento, partita la rivolta

WhatsApp a pagamento, partita la rivolta

Le alternative

Si parte da Skype, applicazione diffusissima su Pc e Mac, che sbarcando su smartphone promette di ampliare ulteriormente la propria utenza, grazie anche alla possibilità di effettuare videochiamate. Samsung non poteva certo escludersi dalla bagarre, e quindi ecco ChatOn, app che promette di emulare e forse superare le funzionalità di WhatsApp, con feature aggiuntive quali informazioni su luoghi, contatti, calendario. Poi c’è Tango, altra app simile a Skype: chiamate, videochiamate, messaggi ed immagini. Un’alternativa valida è rappresentata anche da Viber, che come le altre permette di chiamare, mandare messaggi ed immagini, ma non supporta, almeno ad ora, le videochiamate. Tutto ciò, senza dimenticare che anche Facebook, per sua natura, ha integrato un servizio di messaggistica, che potrebbe tornare utile all’abbisogna. In alternativa ci sarebbero anche le buone vecchie e-mail, certo meno ideali come chat, ma di sicura funzionalità.

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